Vincenzo LAGANA'
UN’INTRODUZIONE ALL’ARTE CONTEMPORANEA Origini. L’arte nasce dalla innata sensibilità del genere umano di registrare, a futura memoria, eventi ragguardevoli. Si pensi ai graffiti che immortalano speciali scene di caccia, di lotte, ovvero immagini di persone care da preservare dall’oblio del tempo. Dall’epoca dei graffiti, e sino ai giorni attuali la rappresentazione si è evoluta sia come perfezionamento formale sia nell’aderenza alla realtà e nell’espressività della scena. L’avvento della fotografia libera l’artista dal peso della rappresentazione formale e realistica dell’evento o del soggetto; il cinema, poi, aggiunge un ulteriore elemento di memorizzazione, non limitata al solo flash dell’attimo dell’azione, ma permette la registrazione di un intero evento idonea a trasmettere nel tempo e nello spazio l’accadimento vissuto. A tal punto l’arte visiva incontra la tecnologia, si libera del ruolo di "storico" distaccato, e si incarica di trasmettere, non l’immagine, ma la sensazione che quell’evento gli ha regalato. Ad esempio l’impressionista non si pone il problema di decifrare quella macchia gialla sullo sfondo del paesaggio che sta dipingendo, sia un covone di grano sia qualunque altro oggetto, egli percepisce il giallo che arricchisce il paesaggio che l’ha colpito e lo riproduce perché fa parte di quello stato d’animo che, con la sua "tecnica", vuole trasmette. Infatti gli impressionisti tentano di trasmettere il "pathos" acquisito dalla visione di un accadimento (per esempio un tramonto). Via via le correnti si susseguono per meglio interpretare e trasmettere una realtà interiore oltre travalica quella fisica, che invece può essere più correttamente riprodotta dai mezzi tecnici. L’artista vuole mostrare e mostra le pulsioni del subconscio, le fobie, lo stess e della vita reale. Ne è un forte esempio "l’urlo" di Edvard Munch che riesce ad assalire lo spettatore e trasmettere la stessa sensazione di angoscia che lo ha colpito. D’altro canto anche la fotografia e la cinematografia subiscono questa spinta "espressionista" ed accettano, ovvero adottano, i canoni già elaborati delle altri arti figurative ed iniziano ad analizzare le realtà interiori del genere umano.
Arte attuale. Nasce naturale chiedersi verso cosa tende l’arte al giorno d’oggi. Mille etichette sono state create per definire ogni tendenza, ogni singola corrente, ogni modo di esprimersi, ogni tecnica utilizzata. Il problema non consiste nella denominazione utilizzata da un artista o da un gruppo di essi, ma quale messaggio trasmettere e quale sensazione offrire allo spettatore. Necessita, inoltre, chiedersi se l’artista, nella sua elaborazione si preoccupa di chi guarda, ammira o disprezza la sua opera. Vero è che lo spettatore dal momento che guarda, ammira o disprezza è stato coinvolto dall’artista. L’artista ha ottenuto il suo scopo ha fornito una sensazione, un invito a riflettere anche semplicemente per domandarsi "cosa vuol rappresentare?", "cosa vuol dire?!", "è matto questo?". Tragico è il momento in cui il visitatore lancia un fugace sguardo ad un’opera e passa oltre senza ricevere alcun messaggio o sensazione. L’artista ha fallito! Come io vedo l’arte. Gli oggetti, gli scarti di lavorazione, le cose più insignificanti per la stragrande maggioranza delle persone non hanno significato non hanno una vita propria. Ma basta guardare le cose con occhio diverso ed è così che un turacciolo di bottiglia, la lana metallica con cui, ancora, qualche massaia lucida le casseruole, un truciolo di ferro residuo della lavorazione metallica, un metro "usa e getta" preso nel negozio di arredamento, assumono vita propria, si integrano in una elaborazione che non ha solo valore formale, ma è necessaria per esprimere una sensazione, uno stato d’animo, un medium di collegamento, di interscambio tra l’artista e lo spettatore. Non si tratta di riciclare i materiali, bensì di rinnovare la vita degli scarti ed elevarli al rango di elementi di una composizione. Come le parole formano gli elementi di un componimento poetico così questi umili ed anonimi materiali assurgono ad elementi di una comunicazione. D’altro canto non si può che condividere il pensiero del celebre Duchamp, in contrapposizione con l’arte del momento, affermava che l’attività dell’artista consiste nella scelta dell’oggetto: quindi orinatoi, scolabottiglie, ruote di biciclette ed altro che assurgono al rango di sculture e di opere d’arte solo in quanto "scelte" dall’artista nel suo attimo creativo. La tecnica artistica: pittura, scultura, incisione, ecc. può essere appresa con studio, diligenza ed ossessivo esercizio, ma ciò non crea un artista, forse un ottimo artigiano. Ho sempre ammirato gli "scalpellini" carraresi che con abilità e perizia producono bassorilievi e sculture a "tuttotondo" di ottima perfezioni, ma trattasi di ripetizione protratta nel tempo di disegni originali. Lavori che sovente servono ad adornare le ultime dimore di denarose famiglie. L’artigiano è abile, ho una ottima manualità, ma esegue, non crea, non è un artista. L’artista sceglie, crea, da vita ad una scena (Il mangiatore di fagioli di Cézanne), agli oggetti (le bottiglie di Morandi), alle cose umili che in se stesse sono di minima importanza ed appartengono a quella quotidianità che normalmente non hanno vita propria (natura morta: alcune mele, un pane un coltello sul tavolo). Nell’attimo in cui l’oggetto e la scena colpiscono l’artista, questi interpreta le sue sensazioni e tenta di comunicarle agli altri. Spesso riesce nella sua opera. Sovente il suo lavoro rimane un esercizio non in grado di trasferire i suoi sentimenti ed il suo stato d’animo agli altri. Questi concetti non si limitano solo alle rappresentazioni formali, ma investono tutte le forme espressive e le tecniche adottate, ma con maggior vigore si applicano alle composizioni informali, dove il segno ed il colore esternano la sensazione che si intende trasmettere,. L’esternazione non si limita alla sola ira, sofferenza, disaggio, ossessione, ma anche tranquillità, serenità, beatitudine. Le campiture larghe ed i colori tenui trasmettono distensione, mentre il segno nervoso, minuto, i colori violenti e freddi esprimono disaggio, nevrosi, le ossessioni del vivere quotidiano. Un’esposizione antologica di un artista mostra, al di là delle tecniche utilizzate nel tempo, il suo percorso interiore, l’alternarsi delle stagioni del suo io, delle fasi della sua vita. Rimasi colpito nell’ammirare, al Palazzo delle esposizioni di Roma, lo scorrere della vita di Mark Rothko. Il formale, la semplificazione della forma, l’informale, la semplificazione del colore e poi… il "black on gray painting": un enorme pannello nero ed … il suicidio. Chi non è rimasto colpito, disorientato, nel bene e nel male, da quell’opera? Tutto nero ma, disomogeneo. Visitatore entra nelle gallerie, nei musei, negli spazi espositivi! Non passivamente, ma quale parte integrante della composizione, cerca di immedesimarti nel dipinto, nella scultura, nella installazione. Non chiederti cosa rappresenta, piuttosto goditi la sensazione che ti viene offerta da quell’informale groviglio di segni e colori, forme amorfe, scheletriche o dalle sproporzionate figure antropomorfe. Il tuo appagamento completa il progetto dell’artista. Vincenzo Laganà
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